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14mila cordoni ‘esportati’ all’estero
11/05/2010    


Gli italiani li conservano per sé infatti molte coppie preferiscono affidare a una banca estera la speranza di poter curare i propri figli in caso di necessità.
 

Nel 2009 sono stati 1.400 i pazienti con malattie del sangue curati con il trapianto di staminali emopoietiche. Ma sono pochi i cordoni che restano in Italia, perché molte coppie preferiscono affidare a una banca estera la speranza di poter curare i propri figli in caso di necessità. La legge infatti consente la donazione delle cellule ma non la conservazione per se stessi.

All’estero si può fare. Per questo chi vuole conservare il cordone ombelicale va principalmente in Svizzera o a San Marino. Perché la legge italiana consente sì di donare le cellule staminali emopoietiche contenute nel sangue del cordone ombelicale, ma vieta di 'metterle in banca' per un futuro, eventuale uso personale. Il problema, però, è che questo resta l'obiettivo principale dei genitori italiani.

A confermarlo sono le cifre. Dal 2008 ad oggi i "campioni" raccolti sono passati da 11.517 a 16.207 e di questi ben 14mila (contro i 10.458 di due anni fa) sono stati affidati a centri di conservazione esteri. I numeri ufficiali arrivano dal congresso del Gruppo italiano trapianti di midollo osseo appena concluso a Bologna. I valori reali probabilmente sono più alti almeno di un terzo. Molti infatti utilizzano gli appositi kit, facilmente reperibili anche su Internet, che consentono di prelevare, impacchettare e spedire il proprio cordone saltando il passaggio burocratico del nulla osta richiesto dalla legge italiana per la "esportazione".

Sul fine del trapianto - autologo o allogenico? - anche la comunità scientifica è divisa. In attesa dei progressi della ricerca, molti sconsigliano sconsigliano le esportazioni all'estero perché ritengono comunque poco sicura la conservazione dei campioni per lunghi periodi: “Le staminali emopoietiche – si è detto al convegno bolognese – conservate per più di 20 anni potrebbero perdere le proprie caratteristiche e funzioni; quelle finora utilizzate e testate sono state congelate non oltre 15 anni fa”.

Le cellule del cordone funzionano se donate perché sono caratterizzate dalla cosiddetta ‘immaturità immunologica’ e per questo consentono di effettuare il trapianto anche quando i soggetti non sono perfettamente identici, superando così il limite della istocompatibilità. "Gli effetti del trapianto di cellule emopoietiche che provengono dal paziente stesso nel trapianto autologo – spiega Franco Bambi, responsabile del Servizio trasfusionale e del Centro di terapia cellulare dell'ospedale Meyer di Firenze – non sono gli stessi, in termini di efficacia, rispetto a quelli ottenuti se si trapiantano cellule che non provengono dal paziente in caso di trapianto allogenico. Nel trapianto autologo manca infatti la possibilità di una “terapia cellulare”, ovvero quell’intervento terapeutico legato all’infusione di cellule staminali emopoietiche prelevate da un donatore sano".

E così, allo stato della ricerca, se una mamma conserva il cordone del proprio bambino, questo sarà più utile per altri che per proprio il bebè. E i benefici sono molti: se trapiantate possono curare bambini e adulti affetti da gravi malattie come leucemie, linfomi, aplasie midollari, talassemie e alcune gravi carenze del sistema immunitario. E, ancora, possono rigenerare il midollo osseo nei casi in cui sia stato danneggiato in seguito a esposizione a radiazioni ionizzanti e a trattamenti chemio e radioterapici, utilizzati per curare i tumori.

C'è poi il problema della conservazione. Le unità di sangue cordonali sono sottoposte a controlli di qualità quando vengono conservate negli Istituti di tessuti. Vere e proprie banche di sangue cordonale, sono strutture pubbliche nelle quali vengono trattate e conservate le unità di sangue del cordone ombelicale donate negli ospedali al momento del parto. La rete nazionale italiana è attualmente composta da 18 banche, distribuite su tutto il territorio nazionale, ed è coordinata a livello centrale dal Centro nazionale sangue in collaborazione con il Centro nazionale trapianti, per i rispettivi ambiti di competenza. Nel 2009 sono stati 1.400 i pazienti con malattie del sangue curati con il trapianto di staminali emopoietiche.

L'Italia paga al momento un ritardo nella formazione: “Perché la donazione sia efficace occorre mantenere uno standard qualitativo alto - dice ancora Franco Bambi - . Serve infatti personale medico che sappia prelevare le cellule cordonali e che il materiale sia consegnato alla banca entro 12, massimo 24 ore. Entro quel tempo, inoltre, è necessario che nell’Istituto ci sia qualcuno che sappia manipolare e crioconservare le cellule. Oggi invece capita che il personale presente nelle strutture ospedaliere non abbia una formazione adeguata e che le banche siano chiuse, come spesso accade nel weekend”. In tali situazioni, gran parte dei cordoni donati finiscono per essere buttati.


Fonte: La Repubblica.it/salute




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